gen222012

IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE PER I MANAGER, BISOGNA CREARLO; ECCO UN ESEMPIO

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“Io credo sia socialmente e moralmente imperdonabile quando i manager riservano enormi profitti per sé mentre licenziano gli operai. Come società, noi pagheremo un prezzo pesante per il disprezzo che questo costume indurrà fra i middle manager e gli operai”.

Sono parole scritte da Peter Drucker, certamente il più grande degli economisti d’impresa del XX° secolo, giusto dieci anni fa.

Se vogliamo che la nostra società sia socialmente sostenibile dobbiamo partire da qui. E risolvere il problema di un management che può agire all’interno della legalità ma al di fuori dell’etica. Per fare questo, occorre prima di tutto che riconosciamo di avere violato, in questi anni, il principio base di legittimazione della libera impresa: quello per cui essa non si legittima solo perché è un bene per l’economia, ma anche quando è un bene per la società. Alla base di questo principio di legittimazione non vi è solo una tensione etica, ma anche un sano obiettivo di convenienza collettiva: una società fatta di libere imprese che fanno ingenti profitti scaricando esternalità negative sul “pubblico” è, infatti, una società molto più costosa.

In secondo luogo dobbiamo avere il coraggio di dirci, forte e chiaro, che abbiamo creato un management ingiusto e strutturalmente squilibrato, fatto di due “ceti”: i faraoni e gli schiavi. Da una parte la ristretta élite dei CEO, nelle parole di Serge Latouche: “I nuovi eroi del nostro tempo (…) manager che le imprese transnazionali si strappano pagandoli a peso d’oro, offrendo loro stock options e bonus da nababbi”. Dall’altra i middle manager, sorta di schiavi moderni retribuiti e dotati di auto e cellulare. La distanza tra l’insostituibilità di queste moderne “divinità” del nostro tempo, con la loro supposta taumaturgica abilità di risollevare le imprese o guidarle verso sorti magnifiche et progressive, e la perfetta sostituibilità dei middle manager, è misurata dalla crescita esponenziale nel divario tra le retribuzioni di questi due “ceti manageriali”. All’inizio degli anni ’50 del secolo scorso, John Pierpont Morgan, grande banchiere d’affari che certo non era un appassionato socialista, si lamentava (e preoccupava) del fatto che il proprio direttore generale guadagnasse più di venti volte lo stipendio del suo più giovane impiegato, evidenziando come non ci fosse la stessa proporzione in termini di contributo al valore dell’azienda. Oggi riscontriamo un rapporto pari a quattrocento volte negli Stati Uniti, e ci stiamo avvicinando alle cento volte in parecchi paesi europei. Siamo arrivati a tutto questo perché, a partire dalle prime grandi multinazionali della fine dell’ 800, si è compiuto un percorso di progressiva affermazione del concetto di “risorsa umana” sempre meglio preparata ma, paradossalmente, sempre più sostituibile. Per la grande impresa il middle manager di oggi corrisponde all’operaio di ieri. E il computer sta al middle manager di oggi come il tornio stava all’operaio di ieri. Le grandi imprese sono popolate da una moltitudine di middle manager perfettamente sostituibili e in competizione tra di loro, dominati da una casta ristretta di CEO che invece sono considerati indispensabili. Nella “economics on celebrities” che contraddistingue la nostra (apparente) modernità, i CEO diventano protagonisti mediatici oltre che economici. E finiscono per godere di quell’effetto distorsivo-cognitivo che i media sanno ingenerare in chi guarda, legge o ascolta. Nel caso specifico, affermando l’idea che un uomo al comando di un’impresa da decine di migliaia di dipendenti può, da solo, fare la differenza. Se ci fermiamo a riflettere, ci rendiamo conto che questo non è possibile. O meglio, non è possibile “da soli”. Un’impresa cambia rotta perché sono almeno il 51% dei suoi manager con il loro agire quotidiano, a farlo. Ma allora dovremmo osservare un mondo in cui la differenza di retribuzione tra il CEO di una grande azienda e i suoi middle manager rimane costante, nella buona come nella cattiva sorte. Insomma, un mondo che premia ciascuno in proporzione al suo contributo. E invece no. Il motivo? Il CEO è una celebrity e, dunque, la sua personal equity va al di là dell’impresa che dirige. Il middle manager è invece, per quanto bravo, anonimo. Ciò detto, come si esce da questo circolo vizioso?. Se ne esce facendo essenzialmente due cose: guardando i dati oggettivi, che evidenziano come i CEO non valgano certo quattrocento volte i loro impiegati in termini di contributo al valore dell’impresa; intervenendo in modo serio e strutturale sul degenerato sistema delle stock option, per rifondare la logica della partecipazione al risultato d’impresa nella direzione di una maggiore diffusione in capo a tutti i manager e operai da un lato, sulla base di un orizzonte temporale minimo che non può essere il trimestre o in singolo anno, bensì un periodo minimo di tre-cinque anni, dall’altro. Se non faremo questo, continueremo ad avere quella che John Kenneth Galbraith nel 2004 definiva come “(…) una struttura del mondo aziendale che ripone il potere nelle mani del top management, non dell’azionista o della gente in generale, ma di coloro che rappresentano e dirigono le grandi burocrazie aziendali. Questo potere attribuisce loro il diritto di retribuire sé stessi. E non sorprendentemente, essi colgono al volo questa facoltà. Questo è il capitalismo aziendale”. (…) Io vedo in questo uno dei grandi problemi irrisolti del nostro tempo. E giacché è tutto perfettamente legale, io la chiamo “la frode innocente”.

Ecco che questo ci riporta al cuore del problema: manager che agiscono all’interno della legalità ma al di fuori dell’etica. Operando all’interno di quell’area grigia che risiede, per dirla con le parole di Nicholas Nassim Taleb, “nella crescente separazione tra ciò che è etico e ciò che è legale”. Un’area grigia che produce gravi danni all’economia e alla società, e che è alla base del nostro sentire comune per cui il sistema in cui viviamo, oltre che in crisi, è ingiusto.

Come fare per risolvere questo problema? Come evitare i casi di CEO che licenziano i dipendenti e spremono le aziende il per proprio tornaconto personale? E come diffondere un rinnovato senso di dirittura morale nel management del futuro? E’ essenziale, prima di rispondere, premettere come la volontà di risolvere questo problema non persegua soltanto un obiettivo di natura etica, ma anche un fine concreto: un management etico “conviene” alla società. Perché produce meno esternalità negative, imprese più robuste, meno costi sociali a carico della collettività.

Io credo che la soluzione risieda nella la creazione di un codice di deontologia professionale per i manager. Il paradosso attuale, infatti, è che non esiste alcun vero codice di condotta morale per la professione manageriale, benché essa sia forse il mestiere con il più grande impatto sulla nostra società (siamo infatti, che ci piaccia o no, una società di organizzazioni gestite da manager). Per cui, dovremmo creare una specie di “Giuramento di Ippocrate” del manager. In fondo, il buon manager è un pò come un bravo medico: deve preoccuparsi di mantenere l’impresa in buona salute esattamente come un medico fa con un suo paziente. Solo che i manager esercitano la loro professione senza dover rispettare alcun giuramento di Ippocrate, come invece i medici sono tenuti a fare. E il giuramento di Ippocrate è un magnifico esempio di codice di condotta morale che si colloca al di sopra della legge e prima della legge, per ispirare la condotta del medico proprio all’interno di quell’area grigia, di quello iato tra etica e legge, che quasi mai riusciamo a colmare a causa della nostra mediocrità e dei forti interessi in gioco. Un simile giuramento, qualora venisse sottoscritto dalla maggior parte dei manager, potrebbe portare le imprese ad essere luoghi che puniscono i comportamenti non etici e, se del caso, difendono i comportamenti etici. Mai come in questo caso raggiungere la maggioranza sarebbe determinante. Se bandiamo l’idealismo sterile e la retorica dalle nostre riflessioni infatti, dobbiamo riconoscere come è molto più facile essere onesti (o etici che dovrebbe, in teoria, essere la stessa cosa) in un’organizzazione “in cui ci sia già una maggioranza di onesti”. Viceversa, comportarsi in modo onesto in un’organizzazione a maggioranza di disonesti equivale ad un atto di eroismo che confina con il martirio professionale. Infine, l’affermazione di un simile giuramento in seno alla popolazione manageriale ridonerebbe vigore ad un fortissimo deterrente per il disonesto o il furbastro: la condanna morale da parte di coloro che fanno il suo stesso mestiere, al di là della eventuale pena prevista dalla legge.

La creazione di un Giuramento di Ippocrate del manager è sicuramente una sfida difficilissima, e non è certo mia intenzione proporne uno fatto e finito. Sarebbe presuntuoso da parte mia. Mai come in questo caso, sarebbe indispensabile il contributo di grandi giuristi con sensibilità economica e di grandi economisti con sensibilità normativa. Però, ogni lungo viaggio incomincia con un primo passo. Per cui lo faccio io, proponendovi qui di seguito un primo, embrionale giuramento. Ogni contributo e commento è benvenuto!.

GIURAMENTO DEL MANAGER

Consapevole dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro di:

1. Esercitare la professione di manager con piena indipendenza di giudizio e comportamento, riconoscendo la rilevanza sociale, e non solo economica, della mia professione.

2. Perseguire come scopi esclusivi del mio operare lo sviluppo dell’impresa nel lungo periodo, la ricerca di un profitto socialmente e ambientalmente responsabile, il rispetto e la tutela delle altre persone impiegate nell’azienda. A questi scopi ispirerò, con senso di responsabilità e costante impegno individuale, ogni mio atto professionale.

3. Non compiere atti tesi a provocare deliberatamente il danno professionale a miei collaboratori e dipendenti, o il danno dell’azienda, per inseguire il mio tornaconto personale.

4. Ispirare la mia attività professionale ai principi del rispetto e della dignità tra gli uomini, contro i quali non utilizzerò mai la mia posizione di potere professionale.

5. Prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza, secondo le mie competenze e la mia coscienza.

6. Evitare, anche al di fuori dell’esercizio della mia professione, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione.

7. Non utilizzare mai le informazioni di cui sono in possesso per arricchirmi ai danni dell’impresa e dei suoi dipendenti.

8. Ispirare sempre la mia condotta ai valori dell’onestà e della dirittura morale.

*Fonte: Reina D., Vianello S., “GreenWebEconomics. La nuova frontiera”, EGEA 2011


gen92012

GAETANO MASTELLONE: ODIO L’IPOCRISIA

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ODIO L’IPOCRISIA

Un tempo pensavo che gli invidiosi fossero la peggior categoria.

L’invidia porta alla cattiveria e alla maldicenza ed è assolutamente negativa.

Ma, considerato che spesso essa è figlia dell’ignoranza, posso trovarne non una giustificazione ma almeno una spiegazione e …… lasciarmela scivolare addosso.

L’ipocrisia no.

Quella la detesto. L’ipocrita è in assoluto l’essere più odioso che esista, senza possibilità d’appello. Si permette di giudicare i comportamenti altrui senza conoscere le situazioni, dà lezioni di etica e di correttezza (spesso non richieste) e cerca di “vendere” di sè un’immagine perfetta (anche a pagamento!), ergendosi a paladino della moralità e modernità …. e poi?

Poi è peggio di coloro che sta giudicando. Ma molto peggio! Ha tanti di quegli scheletri nell’armadio che gli è impossibile fare il “cambio di stagione”.

Questo messaggio è dedicato alla/alle “persona/e, ignorante/i, invidiosa/e ed ipocrita/e”.

Ma come? Proprio Voi criticate e Vi abbracciate ad amici potenti che Vi consentono di salire sul carro dei vincitori? Voi che pretendete sincerità dagli altri e mentite a tutti, probabilmente anche a Voi stessi.  Che ipocrisia! Idioti!



gen72012

LA NUOVA RUBRICA DI GAETANO MASTELLONE: RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE (7 GENNAIO 2012)

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1. ECONOMIA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE. Interessante, e drammatica, l’analisi che vien fuori dalla lettura del XIV Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell’Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2010) che analizza le grandi tendenze geo-economiche a livello mondiale e le politiche economiche dell’Italia. “In sintesi”. Cresciamo poco, non abbiamo più appeal internazionale e dobbiamo cambiare subito strategia. L’Italia oggi è all’8° posto fra le nazioni più sviluppate al mondo, nel 2020 sarà al 10° posto. L’India oggi è al 10° posto, nel 2020 sarà al 5° posto. La Russia oggi è al 9° posto, nel 2020 sarà al 4°. Le divergenze dell’economia mondiale si stanno rafforzando con un pronunciato rallentamento della ripresa nell’area più sviluppata (occidente) e una crescita dei paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Russia etc.) in media tre volte superiore a quella dei paesi più ricchi. Le imprese e il sistema produttivo italiani devono rispondere a queste trasformazioni promuovendo nuovi insediamenti nelle aree emergenti. È dunque necessario un grande sforzo per promuovere nuovi modelli di crescita all’estero e accrescere il grado di internazionalizzazione di imprese e territori italiani. Bisogna attuare, da subito, strategie e politiche per le ristrutturazioni e l’internazionalizzazione che sono necessarie perché il sistema Italia possa cominciare a recuperare i ritardi accumulati e a sfruttare meglio le opportunità offerte dalla transizione verso i nuovi equilibri dell’economia globale.  Il rischio è, altrimenti, di finire relegati in ruoli marginali e periferici. Sta qui la complessità della sfida posta dalla transizione in atto a livello mondiale verso nuovi equilibri economici, che è destinata a durare svariati anni.


2. SORRENTO ED IL CAMPO ITALIA. Lo sport del calcio. Il 2012 ci porta una buona notizia che ci auguriamo sia definitiva e non suscettibile di cambiamenti in corso d’opera. La definizione del progetto del nuovo Campo Italia. Colgo come beneaugurante il concerto che si terrà stasera in Piazza Tasso da parte degli Stadio. Quest’anno passeremo dal Campo Italia allo Stadio Italia? Il Sindaco di Sorrento ha rispettato la “sua tabella di marcia”, infatti a fine anno ha fatto quello che aveva detto; progetto esecutivo. Tutti i tifosi si augurano che si passi dalle carte al cemento! Vedrete che con uno Stadio “gioiellino” sarà un sport diverso! Auguri a tutti.

3. GUARDIA DI FINANZA. GRAZIE AGLI UOMINI E DONNE DEL CORPO DELLA GUARDIA DI FINANZA. Applaudiamo alla dichiarazione del premier Monti che ha detto: «Le mani in tasca ai cittadini sono quelle degli evasori fiscali». Il premier Monti frena le accuse contro le azioni della Finanza e dell’Agenzia delle Entrate: «Inammissibili i sacrifici se c’è chi non paga le tasse. Grazie agli uomini e donne della Gdf ».Troppe polemiche in questi giorni! Già abbiamo condannato le dichiarazioni a caldo del Sindaco di Cortina e condanniamo anche quelli di altri suoi Colleghi! Però già oggi il Sindaco di Cortina cambia “musica”, dice che è contro la stampa che ha dipinto Cortina come la Gomorra del Nord. Non, caro Sindaco qui non si parla di “malavita” si parla di chi ha una Ferrari, dichiara di spendere migliaia di Euro in champagne, pernotta in Hotel di lusso (nulla in contrario a tutto questo!) ma dichiara 30mila Euro di redditi annui! No, questo non ci piace proprio! Cari Sindaci provate a cambiare anche Voi le vostre “teste” ed i vostri atteggiamenti. Applaudiamo a Monti che è persona seria e non “venditore di fumo o di sogni”. Monti ha detto anche:  «E’ inammissibile che i lavoratori compiano sacrifici mentre c’è una porzione importante di ricchezza che sfugge alla tassazione, accrescendo così la pressione tributaria su chi non può sottrarsi al fisco». Cartellino “rosso” per le dichiarazioni del PDL e della Lega sulla vicenda di Cortina. Le tasse vanno pagate, punto & basta. Voi che NON pagate le Tasse seguite questo semplice ragionamento “di come vive (anzi non vive) un operaio”. Si dice che la pressione fiscale è al 45%, balle! Esempio: Busta paga di un operaio. Se Netti in Busta Paga fossero 1.000 Euro, vuol dire che il datore di lavoro ha già versato allo Stato altri circa 1.000 Euro. Poi l’operaio va a casa e paga IMU, IVA, Aliquote, Gabelle e Gabellieri…. Al netto in tasca gli rimangono, si è no, circa 500 Euro, e forse meno. Quindi…? Pressione fiscale al 45% o al 75%…??? Se invece TUTTI pagassero le Tasse la situazione del prelievo dello Stao sarebbe diversa! Semplice, no? Il Professore Monti ci sorprenderà, positivamente.


gen62012

IL CANCRO DEL GIOCO D’AZZARDO E LO STATO BISCAZZIERE

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IL CANCRO DEL GIOCO D’AZZARDO E LO STATO BISCAZZIERE

L’appello. Prima di scrivere l’articolo, un appello. Plaudendo al cavaliere bianco Sen. Raffaele Lauro faccio poi appello al Presidente della Repubblica, al Governo, ai Parlamentari, alle Forze dell’Ordine affinchè – ognuno per la propria competenza – facciano di più! Questa piaga si espande a macchia d’olio. Dentro di me sento molto fastidio quando leggo dichiarazioni su questo “male oscuro” che danneggia gli italiani, quando guardo gli spot TV invitanti al gioco ed altro. Basta! Bisogna agire con determinazione.

Iniziamo con dei numeri. Nel 2010 il gioco d’azzardo, con un fatturato di 63miliardi di euro, è stata la terza industria in Italia dopo ENI e FIAT. Il 2% della popolazione ha problemi di dipendenza da gioco. Le mafie fanno affari con il gioco, attraverso il quale riciclano il loro denaro sporco. Ogni giocatore ogni anno sottrae circa 1.400 euro agli altri consumi. Numeri terrificanti! Il gioco sta diventando una deriva sociale a cui occorre  reagire. Premetto che, da sempre, sono contrario a tutte le forme di gioco ed in particolare del gioco d’azzardo. La campagna, anche mediatica, che il senatore Lauro – inascoltato – sta facendo (non da oggi ma da almeno tre/quattro anni) è assolutamente condivisa ed è encomiabile la sua “testa dura” nell’andare avanti. Sono con lui in questa battaglia e lo invito, da questo sito, ad organizzare un Meeting a Sorrento, assicurando, sin d’ora, tutto il mio impegno organizzativo. Oggi il senatore parla della penisola sorrentina ed è, giustamente, preoccupato per il suo futuro rispetto al gioco d’azzardo. Ha ragione. Personalmente mi preoccupo anche di altre situazioni, ma oggi concentriamoci sull’argomento “gioco”, anche se vorrei assistere a dibattiti anche su “altri temi peninsulari”, temi micro e macro.  Un  boom senza precedenti: l’azzardo si insinua oggi in ogni spazio della quotidianità.  Televisione, radio, giornali, internet, per strada, nei bar e persino nei supermercati: ovunque è un pullulare continuo di giochi. Terribile è vedere tanta gente che di fronte ai video poker, macchinette da gioco varie e poi davanti all’indebitamento ed ai problemi contingenti, si perde d’animo e non riesce più a pensare al domani. Lo scandalo italiano! Non bisogna, inoltre, dimenticare che molti fra i possibili effetti nocivi sono ancora in fase di “incubazione” e, forse, meno visibili o percepibili di altri ma, non per questo, meno importanti. Particolare preoccupazione dovrebbe destare, ad esempio, la potenziale diffusione delle attività d’azzardo fra la popolazione giovanile. Messa da parte ogni istanza moralistica, giocare d’azzardo è divenuta una pratica socialmente accettata, come la rapida diversificazione delle tipologie di gioco ed il potenziamento dell’offerta sembrano dimostrare. Tutto questo  pone però inquietanti quesiti. Quali effetti può generare sui soggetti più giovani una maggior  facilità di accesso al gioco d’azzardo? E cosa potrebbe significare per questi individui maturare in una realtà più accomodante nei confronti del gioco d’azzardo e pure portavoce di una cultura del denaro facile? Chi dovrebbe tutelare le persone (lo Stato) è invece, direttamente o indirettamente, il principale sviluppatore del gioco d’azzardo, quindi del debito. Cari amici il gioco d’azzardo è sotto gli occhi di tutti noi! Non facciamo ipocrisia perché ci capita, tutti i giorni, di andare nei bar, nelle tabaccherie o altro e vedere – nascoste – le tante macchinette “mangiasoldi”. Qual è il nostro atteggiamento? Non abbiamo alcun tipo di reazione. Pensiamo che, se stanno lì, è tutto “regolare”! Sarà! Sulla regolarità ci deve pensare lo Stato e le Forze di Polizia. Vi domando: vi sembra normale che quello che abbiamo davanti agli occhi, e quello che vedono i tanti bimbi o ragazzi, è una cosa regolare? Che esempi diamo? Una delle tante contraddizioni italiane! Il gioco d’azzardo è monopolio dello Stato, che lo appalta a ditte private in cambio di cospicue tasse. Gli introiti che scivolano via dalle tasche degli italiani per arrivare nelle mani dello Stato sono da capogiro. Vi elenco altri umeri. Sapete cosa concede il gioco d’azzardo? Quali le probabilità di vincere? Sono praticamente inesistenti: una  su 56.035.316.700 per ogni combinazione giocata!! In Italia il gioco ‘ “tollerato” con una sottile ipocrisia. Lo Stato (ripeto, che ci dovrebbe tutelare) gioca e vince sempre. Il gioco d’azzardo è il “cancro” dei tempi nostri. Il “vizio del gioco d’azzardo” interessa circa il 30% degli italiani.


gen62012

LA NUOVA RUBRICA DI GAETANO MASTELLONE: RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE (6 GENNAIO 2012)

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1. La prima riflessione è che anche la carissima e simpaticissima Befana ci ha portato tanti pensieri! Riassumo quelli che ritengo i principali. A). L’improvvisa partenza di Monti per Bruxelles. Che c’è dietro? Guai? Oppure, come mi piacerebbe che fosse, un forte segnalo al Presidente (galletto) Sarkozy che lui viene da Bruxelles e non da Roma. Un forte segnale di Europa Unita. Mi fa rabbia che dobbiamo avere la “pagella” dai francesci e dai tedeschi! Aspettiamo fiduciosi in Monti. Comunque i mercati fanno salire lo spread a oltre 525. Preoccupazione anche perché ieri l’Ungheria non è riuscita a collocate tutte le sue scadenze dei titoli di Stato, possibile default? B). Il crollo in borsa di Unicredit, è veramente preoccupante oppure nasconde speculazioni borsistiche in quanto la banca ha varato un “grandioso” aumento di capitale? Unicredit buca la soglia dei 4 euro, indicata da alcuni trader come rilevante e cede il 12,19%  dopo il -14% e il -17% delle ultime due sedute. Vedremo. C). Non non ci dobbiamo molto sorprendere  per l’andamento di ieri delle piazze finanziarie. E nei prossimi mesi ci si può anche preparare al peggio! I prezzi potrebbero tornare ai minimi del marzo 2009, che sono ancora il 20% più in giù di dove siamo adesso. E dopo di quelli c’è la “terra di nessuno”, territori mai esplorati prima! Chissà che qualcuno, tra Bruxelles, Berlino, Parigi e Roma, non se ne renda conto e decida o di passare la mano o di passare alla storia, ma non esattamente tra i più grandi. Messaggio diretto in particolare alla Merkel ed a Sarkozy! Vedremo. D). La benzina! Che sale alle stelle! A marzo, secondo le previsioni, arriverà a 2 €. al litro.

2. Ribadisco ancora una volta che oggi è sempre più necessario trovare soluzioni e ridurre la conflittualità. Da questa crisi potremo uscire, e sono certo che ne usciremo, solo lavorando insieme nell’interesse collettivo, mettendo da parte gli interessi particolaristici, investendo sul lavoro giovanile, eliminando il precariato, abbandonando questa attuale classe politica che ci ha portato negli anni in questa situazione drammatica vendendoci “solo parole e zero fatti”.

3. La Roma violenta e l’aumento dei delitti, attenzione! La sensazione che in un breve giro di anni la capitale sia diventata una città insicura è assai diffusa. I quotidiani ricordano come siano aumentati i delitti, come sempre più spesso piccole gang mettano interi quartieri sotto scacco, come si stia diffondendo la penetrazione della grande criminalità, soprattutto della ’ndrangheta. Roma pare aver perso «la sua innocenza». Il sindaco attuale, Alemanno, scarica tutte le responsabilità sui responsabili della sicurezza. Invece in molti pensano che sia lui il vero responsabile del degrado morale della capitale. Sindaci, cercate di amministrare bene le vostre città perché la crisi porta, automaticamente, violenza e Voi ne siete i primi responsabili.

4. Sorrento. Costiera invasa dalle sale da gioco, titola Il Mattino. Lotta dichiarata ai “negozi di giochi” ed al gioco d’azzardo in generale. Come tutti ben sanno il senatore Raffaele Lauro è uno dei principali, inascoltati, politici che da anni sono giustamente contro il gioco d’azzardo che sta diventando il vero cancro italiano. Stamani ho anche scritto un articolo in merito dal titolo: Lo Stato biscazziere.

Ecco il link:  http://www.politicainpenisola.it/2012/01/sorrento/lo-stato-biscazziere/

In Penisola Sorrentina il fenomeno dei “luoghi aperti di gioco” è assai diffuso, tutto regolare? Ai Sindaci ed alle Forze dell’Ordine dare le risposte. A noi certamente piace poco!


gen52012

UNA STUPENDA LETTERA DI UN PADRE ANZIANO ALLA FIGLIA. SCRITTA DA ANONIMO.

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UNA STUPENDA LETTERA DI UN PADRE ALLA FIGLIA, DI ANONIMO.

Figlia mia, se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che anche io ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami, quando eri piccola dovevo raccontarti, quasi ogni sera, la stessa storia finchè non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perchè non volevi fare il bagno e la mamma si arrabbiava. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un pò del tuo tempo, dammi un pò della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlia mia.  (Lettera di Anonino)


gen52012

GLI IMPRENDITORI PASSIONALI ITALIANI. DOTTO’, SE TUTTO VA BENE, STAMM NGUAIAT!

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Gli imprenditori passionali italiani. Dottò, se tutto va bene, stamm nguaiat!

Resto sempre colpito quando sento raccontare da un imprenditore i suoi piani di battaglia, la storia dell’azienda, le ragioni con cui  è sicuro che i suoi prodotti, o i suoi servizi, saranno davanti a quelli dei concorrenti, i progetti per il futuro anche quando gli errori del passato sono ancora lì che fumano. Se si ha tempo di ascoltare senza fermarlo, un imprenditore può tenerti inchiodato alla sedia anche mezz’ora o più senza mai perdere entusiasmo. Mi è sempre piaciuto ascoltarli, oggi quando ci parliamo lo faccio ancora con più interesse. Vedo nei loro occhi dei punti interrogativi che, se posso, cerco di cancellarli dando loro delle risposte. Ancora oggi quando ascolto un imprenditore raccontare le sue storie, spiegare perché uscirà dalla crisi che lo attanaglia, rimango colpito dalla sua passione, a volte disperata e irrazionale, a volte lucida e sottile. E’ per questo che mi dispiace tantissimo quando vedo dall’altra parte della scrivania qualcuno che non capisce, che tenta di confinare tutto dentro un’arida classificazione di rating, che non ha capacità di ascoltare e nemmeno di fare domande per capire i meccanismi produttivi e commerciali che danno linfa e vita a un’impresa, che tira conclusioni affrettate e a volte molto ingenue. Ancora di più mi dispiace quando vedo un impenetrabile muro di diffidenza contro cui piani e progetti rimbalzano. Ancora di più mi dispiace quando essi mi dicono che si sono rivolti alla classe politica che, dopo averli ascoltati, li lascia con un semplice “Vedremo”. Vedere cosa? Bisogna fare per quest’Italia cos’ ricca di sani, onesti e passionali imprenditori. Non sono in grado di dire se gli imprenditori tedeschi siano bravi e passionali come gli italiani o se abbiano più successo solo perché la macchina politica del Paese li mette in condizioni di operare meglio, ma sono comunque certo che anche nella situazione critica in cui ci troviamo la somma delle passioni di tantissimi piccoli e medi imprenditori è una risorsa straordinaria per levarci dai guai e chiunque non li metterà in condizione di lavorare meglio sbaglia.  Alcuni di loro sono già caduti vittime della crisi, altri cadranno ancora, ma se non fossero messi al bando da un set di norme e di prassi sbagliate che li condanna all’esilio perenne (e che la stessa Comunità Europea ci suggerisce di modificare) sono certo che ritornerebbero in campo con la stessa forza. Viva i passionali imprenditori italiani che, nella maggior parte dei casi sono seri e pagano le tasse! Chiudo con una frase piena di sofferenza che ieri mi ha detto un imprenditore di un paese del napoletano: Dottò, se tutto va bene, stamm nguaiat! Speriamo di no!


gen52012

IL SENATORE RAFFAELE LAURO CONTINUA NELLA SUA GIUSTA BATTAGLIA SUL GIOCO D’AZZARDO

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IL SENATORE LAURO CONTINUA NELLA SUA GIUSTA BATTAGLIA CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO. OGGI SI OCCUPA DELLA PENISOLA SORRENTINA DOVE IL FENOMENO E’ DILAGANTE.

 

Comunicato stampa del sen. Raffaele Lauro (PdL)

(5 gennaio 2012)

IL SEN. RAFFAELE LAURO (PdL), MEMBRO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA, INTERROGA IL MINISTRO DELL’INTERNO SULLA PROLIFERAZIONE DELLE SALE DA GIOCO NELLA PENISOLA SORRENTINA E NE CHIEDE IL MONITORAGGIO ANTIMAFIA


Con una interrogazione urgentissima al Ministro dell’Interno, il sen. Raffaele Lauro (PdL), membro della commissione antimafia, ha chiesto di conoscere, con ogni possibile sollecitudine: 1) il numero delle sale da gioco, autorizzate dalle Amministrazioni Comunali, operanti attualmente sui territori dei Comuni di Sorrento, Massa Lubrense, S. Agnello, Piano di Sorrento, Meta, Vico Equense, Capri ed Anacapri; 2) la dislocazione logistica di queste sale, rispetto ai centri abitati e rispetto a luoghi particolarmente sensibili, come istituti scolastici e chiese; 3) la titolarità delle singole licenze, autorizzazioni o concessioni, facenti capo sia a persone fisiche che a società personali o di capitali; 4) la regolarità amministrativa dei procedimenti autorizzativi, con l’indicazione dettagliata dei tempi istruttori, dalla data della domanda presentata a quella della concessione; 5) il numero delle domande, per ciascun comune, non ancora evase, già presentate, con la data di presentazione e la titolarità delle richieste; 6) i regolamenti adottati dai singoli comuni, se adottati, finalizzati alla disciplina dell’esercizio dell’attività nelle sale da gioco, con particolare riferimento all’ordine pubblico, alla tutela dei minori e dei ludopatici, nonchè all’indotto criminogeno (spaccio stupefacenti, usura); 7) i dispositivi di sicurezza, finora adottati dalle forze di polizia locali, in raccordo con le polizie municipali, per il controllo delle attività nelle sale da gioco, con particolare riferimento alla tutela dei minori; 8) le operazioni di polizia e le inchieste della magistratura, non coperte da segreto istruttorio, che abbiano finora interessato titolari delle licenze di sale da gioco, operanti nella penisola sorrentina; 9) l’elenco dei titolari delle sale da gioco, persone fisiche o società, che abbiano, oltre che in penisola sorrentina, altre licenze analoghe in comuni della provincia di Napoli, della Regione Campania o sul territorio nazionale; 10) se è stato finora attivato, ai fini preventivi, un monitoraggio antimafia sulla penisola sorrentina, in relazione anche alla proliferazione delle sale da gioco, da parte della DIA e della DDA, territorialmente competenti.




gen52012

LA NUOVA RUBRICA DI GAETANO MASTELLONE: RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE (5 GENNAIO 2012)

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LA NUOVA RUBRICA DI GAETANO MASTELLONE: RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE (5/1/2012)

1. Il sindaco di Cortina ha dichiarato che si è esagerato con “il raid” dei controlli della Guardia di Finanza nella sua città, la definisce anche  «Operazione mediatica da film hollywoodiano». Dice anche che oggi sembra essere in uno Stato di Polizia! Io dico invece che oggi, tutti, dobbiamo cercare di creare uno Stato! Al Sindaco dico se per lui è giusto che persona che dichiara redditi per €. 30.000,oo annui può soggiornare in Albergo di lusso, oppure avere una casa a Cortina, oppure avere macchina di lusso. Non bisogna discriminare “il lusso” o “coloro i quali vivono nel lusso”, però semplicemente paghino le Tasse! Tutto qui! Caro Sindaco, un bel “cartellino rosso”.

2. Da quello che si legge sui media di stamattina l’Assessore Gaetano Milano ed il Sindaco di Sorrento avv. Giuseppe Cuomo si sono mossi, con un’apposita ordinanza, per stabilire gli orari di apertura e chiusura delle tante (troppe) sale giochi che ci sono nella nostra Città. A mio parere occorre fare di più anche “contro” il proliferare di questa piaga che assale e distrugge la personalità di persone adulte, giovani ed anche ragazzi o bambini. Occorre vigilare di più! Occorre che anche la città, ed i cittadini, vigilino allorquando vedono “cose strane”. Per crescere bisogna aiutare il Governo della Città e le Forze dell’Ordine. Il gioco è un cancro che sta dilagando, bisogna fermarlo. Recentemente anche a Massa lubrense il Consigliere Comunale sig. Vincenzo Carratù ha energicamente protestato sull’apertura di una sala giochi di fronte ad una scuola; gli facciamo un plauso!

3. Polemica sul Porto di Sorrento e sugli Aliscafi. Il Sindaco di Sorrento, a quanto si legge, sta lavorando con impegno a scongiurare l’eliminazione delle corso Sorrento-Napoli e viceversa con decorrenza 15 gennaio p.v. Al momento possiamo solo dire che le compagnie di navigazione devono fare “il Bilancio annuo” e non “il Bilancio dei mesi invernali”. Facciamo attenzione a non isolare la nostra Penisola Sorrentina.

4. Piazza Angelina Lauro. Ci sono arrivate due segnalazioni. La prima: lo stato “comatoso” del giardinetto ubicato davanti alla statua-busto del grande Comandante Achille Lauro. Vediamo se “chi” dovrebbe provvedere, o fare, si attiva! La seconda: da mesi davanti alla mega struttura della pista sul ghiaccio vi sono buche piene d’acqua. L’acqua è stagnante ed è lì anche quando c’è il sole! I sampietrini sono quasi tutti divelti e possono causare danni alle persone. Stamani abbiamo fatto un giro di controllo per verificare. E’ proprio così. Vediamo se “chi” dovrebbe provvedere, o fare, si attiva!



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LA NUOVA RUBRICA DI GAETANO MASTELLONE: RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE

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RIFLESSIONI NAZIONALI & PENINSULARI SORRENTINE

Cari Amici, care Amiche chi mi segue e chi legge il mio semplice Blog (al 31/12/2011, in neanche due anni di attività non proprio giornaliera, ho avuto esattamente 98.591 visite) sa bene che la comunicazione diretta e variegata fa parte del mio modo di vivere la vita; mi piace esporre, con lealtà e con assoluta trasparenza, la mia opinione su vari campi al solo scopo di trasmettere e di apprendere. Da oggi desidero attivare una NUOVA RUBRICA che chiamerò RIFLESSIONI. Cinque, sei righe al massimo di commenti riflessivi su fatti & persone nazionali e peninsulari. Ovviamente non essendo portatore del verbo veritas faccio ben presente che sono solo delle mie semplici argomentazioni assolutamente propositive, che non vogliono essere critiche. Insomma un modo di dire “le cose” da parte di un semplice Cittadino opinionista che ama il suo territorio, l’Italia e la Penisola Sorrentina. Spero che gradiate questa semplice iniziativa home made!  Desidero ringraziare le persone giovani (i nomi sono top secret) che con il loro apporto gratuito di tempo giornaliero, da anni, mi aiutano a riportare i miei scritti (tutti fatti dalle mie mani e dalla mia mente) nei vari Blog e Social net Work; senza di loro non potrei essere attivo. Buona lettura e cordiali saluti a tutti Gaetano Mastellone

 

 

1. Facciamo una inversione ad “U” ed avremo il futuro assicurato perché le competenze politiche ci sono, come ci sono quelle dell’imprenditoria. Il prezzo dell’ignoranza o dell’atteggiamento passivo nel perseguimento di una moderna strategia sarà altissimo e porterà seri problemi. “Crisi” è una parola dura, ma non è difficile affrontarla e sconfiggerla. Basta una grande determinazione, basta avere un piano operativo strategico, basta innovare e basta “ascoltare le esigenze del mercato”.

2. Sistema trasporti della Penisola Sorrentina: voto “pessimo”. Ieri su Il Mattino deciso, e forte, intervento del Sindaco di Sorrento. Mi è piaciuto. Ora aspettiamo il seguito, la Penisola Sorrentina va aiutata e gli imprenditori aiutati. I Cittadini vanno tutelati. Seguiremo.

3. Noto troppe iniziative scoordinate fra di loro che prese singolarmente possono apparire valide ed efficaci, però inserite in un contesto unico di territorio sono da rivedere, da selezionare e da schematizzare in un piano ben preciso. Bisogna anche capire, una volta per tutte, qual è il ruolo della Fondazione Sorrento che di “roboante” pare abbia solamente il nome.

4. Nei momenti difficili le città turistiche, almeno quelle organizzate, studiano ed assumono approfondite riflessioni al fine di compiere le scelte coraggiose, e strategiche, per il loro futuro e per il loro sviluppo territoriale.


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Il messaggio di Gaetano Mastellone: «Affrontiamo il 2012 con ottimismo applicando la tecnica della “Resilienza”»

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«Affrontiamo il 2012 con ottimismo applicando la tecnica della “Resilienza”»

Come solito, da privato cittadino, ogni inizio anno rivolgo un messaggio ai cittadini peninsulari, come me, che hanno dentro l’orgoglio e la passione per questo bel territorio. Già lo scorso anno il sito politicainpenisola.it cortesemente mi ospitò, e ringrazio il Direttore e la Redazione. In questo sito non esiste la parola “censura” che è invece attuata da altro settimanale peninsulare su pressioni esterne che lasciano il tempo che trova! Cari amici, per iniziare, vorrei sfogliare con voi, in rapida carrellata, l’album dei ricordi dell’anno 2011, partendo dal fotografare un’Italia insicura, demotivata dai continui attacchi speculativi, da una classe politica impreparata e dalle tante tasse applicate. Vorrei fare delle analisi e commenti. No, non ne vale la pena. Ho deciso di non guardarmi alle spalle. Invito a farlo anche Voi! Guardiamo, con ottimismo, avanti! La strada da percorrere sarà dura e irta di ostacoli, però ce la faremo. Prego i Signori della politica, anche quella nazionale, di capire che “per cambiare e migliorare” c’è assolutamente bisogno che anche loro “cambino atteggiamento” e “migliorino le performance”; non è una critica ma un semplice suggerimento. Tutto qui! Rilancio attraverso il cambiamento e il rinnovamento programmato. Queste, a mio parere, sono le macro direttrici da percorrere per il futuro prossimo. A Sorrento veniamo da due anni di forte contrazione del PIL, nel 2009  – 6,72%  e nel 2010  – 3,18%. Dal 2006 al 2010 la città di Sorrento ha perso ricchezza prodotta  per ben 86 milioni di Euro. Le previsioni OBI del Pil per il 2015 sono di raggiungimento di valori leggermente superiori a + 0,50%. Insomma luci e ombre, solo un leggero recupero se saremo capaci di raggiungere il segno positivo. E’ difficile poiché bisogna combattere contro diverse variabili esterne, la prima lotta da fare è combattere contro i mercati e il mercato. Per Sorrento il trend prospettico, in Valore Aggiunto, dal 2010 al 2015, evidenzia una perdita di altri 11milioni di ricchezza prodotta nel paese. Il miglioramento potrà esserci se ci sarà, fra l’altro, anche un cambio immediato di strategia territoriale peninsulare e si governi con una “visione di cambiamento” e con un approccio più di sistema peninsulare; occorre integrazione coordinata. Bisogna fare quello che serve realmente alla città, a iniziare a programmare l’allungamento della stagionalità, dall’istituzione e la progettazione dell’Ente Fiera Sorrento e Penisola. Programmare anche eventi di spessore e di forte richiamo che siano indirizzati, piuttosto che a caratterizzare il “brand” che è già ben noto in Italia e nel mondo, a creare maggiore business d’incoming. Oltre a risolvere il problema immediato del 2015 (raggiungere un Pil positivo, secondo le previsioni) c’è da decidere come dovrà essere la “penisola sorrentina del 2020 e del 2030”! Sembrano date assai lontane, ma credetemi sono date assi vicine. Bisogna fare un Mega Business Plan che ci indichi la “rotta”, un mega piano con contenuti di sviluppo e miglioramento della qualità totale di vita, di strutture, di servizi. Bisogna anche puntare sulla realizzazione d’infrastrutture, in aggiunta a quelle già in progettazione, che servono allo scopo e integrate nel piano su accennato. Il primo handicap che ha la penisola è la viabilità e il caos del traffico. Mega autobus e trasporti con camion, che pur servono alla vita delle città peninsulari, devono essere “trattati” in modo diverso. Il problema del traffico e della mobilità non è di facile soluzione con i soliti interventi “tampone” ai quali siamo oramai abituati a veder fare. C’è bisogno di scelte innovative e audaci. Bisognerà forse predisporre un Piano Urbano del Traffico Peninsulare che, insieme al potenziamento e al controllo del sistema dei trasporti pubblici urbani e intercomunali, diano maggiore affidabilità. Circumvesuviana e Aliscafi sono problemi da risolvere, senza indugi perché vitali per la penisola sorrentina. È fin troppo evidente quanto le città peninsulari si sono “concentrate su se stesse” senza tenere in alcun conto di eventuali progetti delle municipalità confinanti. È il momento di fare sistema fra tutte le altre Amministrazioni, prefigurando uno scenario di sviluppo sinergico da conseguire attraverso il coordinamento degli interventi e la concentrazione dei finanziamenti. Dobbiamo tener conto anche della conformazione del territorio peninsulare, fatto di montagne e mare con strade stette e scavate nella roccia. Pertanto si dovranno necessariamente potenziare le “vie del mare” e le strutture a essa connesse (ottimo il sistema ascensori in progress su Sorrento); si dovranno potenziare le “vie ferrate” e si dovrà realizzare una sorta di “metro bus” circolare cittadino, a basso inquinamento, in funzione per tutto l’anno. Bisogna abituare e spingere i cittadini a usare mezzi alternativi alle auto private, fa bene alla salute e alla tasca vista il prezzo attuale della benzina o gasolio! La nuova “infrastruttura trasporti”, infatti, dovrà essere adeguata alle esigenze di mobilità della città in modo tale che la distribuzione razionale delle fermate, la comoda accessibilità e il rapido collegamento disincentivino l’utilizzo del mezzo privato a vantaggio del mezzo pubblico. Ci vorrà tempo ma bisogna spingere! E’ necessario anche intervenire con un progetto importante individuando aree idonee ad accogliere il servizio pubblico, i bus turistici e le autolinee; Correale & Stazione non bastano, ci vogliono altri siti di “carico & scarico” turistico e mercantile. Pertanto è necessario anche intervenire nel settore delle logistiche merci con un progetto che consenta il carico & scarico senza intralciare la quiete della nostra cittadina turistica. Ciò permetterà di conseguire, oltre che un decongestionamento del traffico, un miglioramento della qualità dell’aria del territorio che oggi è assai inquinato dai gas di scarico proprio perché è un territorio che, in circa dieci chilometri lineari, presenta ben sei Comuni. L’anno 2011 ha consentito un leggero recupero delle posizioni, tranne che per il commercio. Abbiamo avuto più turisti, però di qualità ancora più scadente e con giorni di soggiorno in contrazione. Per effetto di ciò “i fatturati” del solo segmento hotellerie (non si considerano le feste, i matrimoni e i banchetti) ne hanno risentito. Ovviamente parlo di “media settore”, perché poi ci sono sempre delle eccezioni.  Di positivo c’è un sistema di aziende sorrentine che, dal punto di vista patrimoniale, sono ben strutturate. Per “riprendersi” il sistema imprenditoriale & commerciale ha assoluta necessità dell’aiuto della località (il paese turistico) che deve “supportare, creare e soprattutto attrarre”. Si consigliano azioni professionali di web marketing, di marketing territoriale e di prodotto segmentato. Bene il clima di collaborazione diverso che si è registrato fra i vari governi locali delle amministrazioni pubbliche; occorre dare di più in tal senso. Bene i corretti, e correnti, rapporti fra governo locale e le associazioni di categoria, gli enti vari, gli imprenditori e la cittadinanza. Occorre però fare di più, non isolarsi e ampliare l’ascolto dei vari suggerimenti. Dall’esterno si ha però la sensazione che sul “Turismo & Servizi” manchi una “cabina di regia comune” in grado di svolgere analisi, di formulare proposte al governo locale e agli stessi imprenditori. Bisogna iniziare dalla “progettazione”. Mi permetto di suggerire di iniziare a sperimentare, oltre il già citato Ente Fiera, questi due Progetti. PROGETTO DI SISTEMA, ossia azioni e strumenti di riorganizzazione dell’offerta turistica. PROGETTO DI MERCATO, ossia campagne di promozione (marketing sistemico su segmenti o nicchie di prodotto-mercato per fidelizzare e attirare clientela. Certamente scopro l’acqua calda nell’affermare, per semplificare i vari striminziti concetti espressi che “PIU’ TURISMO=PIU’ SVILUPPO=PIU’ BENESSERE”.  Come stile di vita dei momenti difficili vi suggerisco di approfondire, e applicare, la tecnica della RESILIENZA. Questa parola oggi è ancora oscura, poco conosciuta, e come tecnica poco applicata. Ho avuto modo di conoscerla come tecnica d’applicazione nei vari processi & cambiamenti dell’organizzazione bancaria e alberghiera (le resistenze interne alle difficoltà del mercato) e ve la consiglio. E’ un qualche cosa che possiamo fare tutti, cittadini – imprese – politica. Le persone con un alto livello di resilienza riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Secondo Susanna Kobasa, una psicologa dell’università di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità: l’impegno; il controllo; il gusto per le sfide. La Resilienza è la “capacità di far fronte a situazioni di stress (la crisi produce stress), essa è una competenza da trasmettere alle persone e alle organizzazioni; ha come terreno elettivo IL CAMBIAMENTO. Quali possono essere le qualità da applicare, giornalmente, da parte dei vari soggetti? Flessibilità, duttilità, adattamento costruttivo e produttivo. La Resilienza è anche un OBIETTIVO, un MEZZO, una PRATICA. Non si diventa “resilienti” dall’oggi al domani; è un percorso culturale, oltre che psicologico. La resilienza nei governi delle aziende e delle città deve iniziare dall’approccio che riesce a dare, visivamente e sostanzialmente, il vertice del management. L’esempio! Oggi il capo deve essere “empatico”, non serve più il capo-padrone, e deve essere un capo responsabile e capace di dire anche cose crude.

Per terminare direi che lo spirito giusto per affrontare questo 2012 è l’ottimismo. Dobbiamo continuare a investire energie e risorse per migliorare lo stato delle nostre aziende alberghiere, commerciali e dei nostri Comuni. Iniziare quindi il 2012 con un po’ di sano ottimismo fa sicuramente bene, e fa star meglio dell’essere negativi. Non facciamoci condizionare dalle tante profezie negative, leggiamole con fare informato, ma distaccato. Reagire, reagire e reagire. Vi siete guardati attorno? Io l’ho fatto, volutamente, ieri passeggiando per qualche Comune della Penisola Sorrentina. Ho chiesto a tante persone “che aria tira sul 2012”? Forse ho la memoria appannata, ma non ricordo una marcia di avvicinamento all’anno nuovo così mesta e scoraggiata. Io rispondo invitandovi a ricordare sempre una citazione di Albert Einstein: «È meglio essere ottimisti e avere torto piuttosto che pessimisti e avere ragione». Se non altro perché chi è ottimista vive meglio. Certo, non è facile cercare di vedere rosa nel buio. Tra il superministro Corrado Passera che dice: «Siamo in recessione» e il suo predecessore Giulio Tremonti che dice: «Presto ci saranno altre tasse», ci vuole una bella dose di coraggio per affrontare il 2012 col sorriso stampato in faccia. Sono certo che ce la faremo. Lavoriamo (di più) a testa alta, investiamo (di più) nelle aziende e traformiamole, riscopriamo la vera passione della penisola sorrentina che, vi assicuro, sono ancora dei forti valori che abbiamo dentro, anche se dobbiamo superare il credere che siamo “i migliori” perché guardare cosa fanno “gli altri” serve a crescere. La Penisola Sorrentina ha tutte le caratteristiche e qualità per trasformarsi in una vera e propria “macchina da guerra” del Turismo & Commercio e dell’economia a loro associate (indotto), siamo “in guerra”; allora cerchiamo con elmetto e baionetta di assalire il mercato! Buon 2012, e scusate se sono stato troppo lungo nello scritto!   Gaetano Mastellone (pubblicato su politicainpenisola.it)


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Lo spread Btp/Bund bloccato a quota 500! Perchè non cala? Ecco “una” risposta possibile: colpa della politica

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Perché lo spread “lungo” non cala? Perché tra due anni tornano “loro” …. quelli della politica

Riprendo una interessante analisi fatta da Mino Fuccillo sulle “cause” che frenerebbero la diminuzione dello spread Btp/Bund. Molto, molto interessante l’analisi. Alla fine si evince che il “vero problema” è questa classe politica che fra poco scenderà in campagna elettorale facendo, a noi pecore da voto, tante belle promesse! Un consiglio: apriamo bene gli occhi, ne vale del nostro futuro. Non caschiamoci ancora una volta!

Perché lo spread non cala, perché resta inchiodato più o meno a quota 500? Demerito di Monti, illusione che, via Berlusconi, via anche il super spread? O danno così profondo inflitto dal governo Berlusconi che neanche un Monti lo butta giù il maledetto spread? O maledizione, sfortuna, congiura? Ipotesi che stanno e restano nel regno della chiacchiera e delle opinioni. Nella terra dei fatti e dei numeri lo spread non cala perché… Il perché ce lo dice l’inversione dell’inversione della curva dei tassi di interesse. E non è un gioco di parole e neanche una formula sibillina: è pura aritmetica che somma e sottrae, mescola e calcola politica ed economia.

La curva del debito, cioè degli interessi sul debito si era invertita prima del decreto cosiddetto “Salva-Italia” voluto e varato dal governo Monti. Prima del decreto chi prestava soldi all’Italia pretendeva interessi più alti sui prestiti a tre, sei mesi, un anno o due anni di quanto non richiedesse di interessi sui prestiti a tre, cinque, dieci anni. Si sono visto Bot a tre mesi al sette per cento. Era una “inversione” della curva normale del debito perché normalmente chi presta chiede interessi più alti sul tempo lungo stimando più alti i rischi e le incognite appunto sul tempo lungo piuttosto che su quello breve. Ma prima del decreto i tassi richiesti erano più alti sul tempo breve e brevissimo? Perché? Perché era il tempo breve e brevissimo, i prossimi tre e sei mesi ad essere considerati da chi prestava i soldi all’Italia a maggior rischio. Prima del decreto l’Italia era secondo i mercati a rischio di bancarotta immediata: i famosi tre mesi oltre i quali finivano i soldi in cassa per pagare pensioni, stipendi e far viaggiare treni e bus. Dopo il decreto il rischio default immediato è sparito e infatti la curva del debito è tornata normale: i Bot a tre mesi si vendono ad interessi dell1,5 per cento e quelli a sei mesi a interessi del 3,5 per cento. Tradotto: per i prossimi tre, sei, dodici mesi l’Italia è tornata solvibile agli occhi e al portafoglio dei mercati. Tradotto ancora: i mercati credono e si fidano di un’Italia che paga nel prossimo anno.

Non è successa la stessa cosa sul debito lungo, quello a lungo termine. I Btp decennali si vendono, quando si vendono, ancora al sette per cento di interessi da pagare. Dunque i mercati che si fidano dell’Italia nei prossimi dodici mesi al punto di chiedere interessi molto minori di quanto chiedevano solo poche settimane fa per titoli con scadenza breve, quegli stessi mercati non si fidano dell’Italia nei prossimi due, tre anni. Comincia infatti dal titolo biennale e triennale l’impennata dei tassi e si innalza a quella scadenza temporale, due-tre anni, l’invalicabile muro dello spread. Perché? Perché i mercati sanno che tra due anni al massimo tornano, anzi torniamo.

Tra due anni al massimo tornano a decidere e a governare a pieno e in prima persona i parlamentari che negano di incassare quasi ventimila euro lordi al mese pure avendoli ogni mese in tasca. Tra due anni al massimo tornano a contare e a decidere, loro e solo loro, le istituzioni e i governi locali che, quando gli ispettori del fisco vanno a Cortina, gridano all’attentato agli “operatori economici impegnati nella loro attività imprenditoriale”. Quale? Quale attività è turbata e sconvolta da quelle ispezioni? Tra due anni al massimo e forse prima tornano prima in campagna elettorale e poi al governo i partiti che faranno campagna elettorale promettendo di togliere le tasse appena messe o di ridare ai pensionandi quel che è stato appena loro tolto. Tra due anni al massimo tornano a decidere e a governare i Governatori delle Regioni che si schierano con i commercianti che non vogliono la apertura libera dei negozi. Tra due anni al massimo torna ad essere decisivo il veto dei sindacati a nuovi tipi di contratti di lavoro. Tra due anni al massimo tornano “loro”, il sistema politico e sociale che ha prodotto il debito pubblico di quasi duemila miliardi di euro. E torniamo noi, quelli di prima, che chiediamo come elettori e cittadini di conservarcelo quel sistema.

I mercati lo sanno e quindi assegnano a questa consapevolezza lo spread a 500 o giù di lì. Controprova? La Spagna ha uno spread minore anche se ha altrettanti guai economici e finanziari. Ma in Spagna per cinque anni non si cambia governo. In Italia si cambia tra diciotto mesi o anche prima. Si cambia con un nuovo governo di una destra più o meno anti europea e più o meno antipatizzante verso l’euro. Oppure si cambia con un governo di sinistra che ha un solo comandamento: l’intoccabilità della spesa pubblica. Nel 2013 o anche prima andremo a votare in una forma o nell’altra “contro” quel che ha abbassato i tassi sul debito a breve. I mercati, quelli che ci devono prestare i soldi con la certezza di riaverli indietro lo sanno e l’Italia tutta non fa nulla per nasconderglielo, anzi glielo sbatte in faccia ogni giorno. Quindi i mercati ci giudicano cinque volte più rischiosi della Germania. Cinque volte, tutto considerato è uno spread generoso e indulgente nei nostri confronti.